Tribunali e dintorni

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Giurisprudenza - page 2

In malattia dopo le molestie, illegittimo il licenziamento della dipendente

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La lavoratrice assente per malattia dopo le molestie sessuali da parte del datore di lavoro non può essere licenziata. Lo ha deciso la Cassazione sezione lavoro con la sentenza 10722/2019 respingendo il ricorso di una azienda di Roma, che aveva licenziato la dipendente per aver superato il cosiddetto periodo di comporto, il limite massimo dei giorni di malattia previsti dal contratto nazionale di lavoro.

Scherzi telefonici, la denuncia non si può ritirare. “Turbano l’ordine pubblico”

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Anche se viene la vittima è intenzionata a ritirare la denuncia, sono passibili di conseguenze penali gli scherzi telefonici fatti fra amici. La denuncia infatti prosegue il suo corso perché ad esempio le telefinate mute sono “un fatto di ordine pubblico e non una burla dato che suscitano timori e angosce”.

“Troppo brutta per essere stuprata”. Polemica sulla sentenza d’appello

in Giurisprudenza/Rassegna Stampa by

Ci sono giornalisti che a volte forzano il significato di una sentenza per fare il titolo, e questo è innegabile. Ma pure ci sono sentenze che forzano i giornalisti a fare il titolo, tanto sono sui generis. Appartiene forse alla seconda categoria – ma lasciamo la decisione al lettore – il verdetto segnalato da Repubblica con un titolo in prima pagina: “Sembra un maschio, non è stupro”. Troppo brutta per insomma per essere vittima di una violenza sessuale.

Diffamazione, il direttore del giornale risponde anche del contenuto delle lettere

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“Caro Direttore…”, ovvero la rubrica delle lettere dei giornali. Rubrica che, per la verità, al giorno d’oggi soffre come tutta la carta stampata della penuria di lettori. Di quei pochi che ancora prendono carta e penna – o più spesso tastiera e mail – per scrivere qualcosa, occorre però fidarsi fino a un certo punto. O quanto meno occorre, anche per le lettere, applicare tutta una serie di controlli rigidi sulla fondatezza del contenuto della lettera.

Chiara Ferragni diventa marchio europeo, via libera dal Tribunale Ue

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“Chiara Ferragni” è un marchio che va registrato anche a livello europeo. Lo ha stabilito il Tribunale dell’Unione europea, che ha annullato la decisione dell’Euipo che aveva rifiutato la registrazione motivandolo col rischio di confusione con il marchio “Chiara”. L’elemento visivo delle “lunghe ciglia nere” nel logo, secondo i giudici, sono un elemento distintivo.

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